Articoli
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Elezioni catalane: Ha vinto lo status quo
26 novembre 20126951 La Vanguardia Barcellona -
Bce: Mersch, un altro schiaffo alla democrazia
26 novembre 201231925 La Tribune Parigi -
Elezioni catalane: L’indipendenza è l’unico argomento
23 novembre 201215556 La Vanguardia Barcellona -
Bilancio Ue: Il suicidio della Commissione
23 novembre 201223325 Libération Parigi -
Crisi dell'euro: L’Europa torna indietro di una generazione
23 novembre 201248156 Dziennik Gazeta Prawna Varsavia -
Elezioni catalane: Che succede il giorno dopo
22 novembre 20129665 El Periódico de Catalunya Barcellona -
Bilancio Ue: I fondi non danno la felicità
22 novembre 20126681 Der Standard Vienna -
Medio Oriente: A Gaza nessuno aspetta l’Europa
21 novembre 201222133 El Periódico de Catalunya Barcellona -
Elezioni in Catalogna: Salto nel buio
21 novembre 20127841 El País Madrid -
Crisi del debito: Qualcuno svegli i francesi
20 novembre 201234883 Die Welt Berlino -
Regno Unito: L’uscita dall’Ue non riporterà la sovranità
20 novembre 201219740 The Observer Londra -
Ungheria: Viktor Orbán prepara la sua rielezione
19 novembre 20122706 Népszabadság Budapest -
Slovacchia: Toghe sporche
19 novembre 20122702 Respekt Praga -
Austerity: Sacrifici in cambio di nulla
16 novembre 2012286141 Project Syndicate Praga -
Montenegro: Arrivano i russi
16 novembre 20121126 De Volkskrant Amsterdam -
Pari opportunità: La libertà conta più della parità
15 novembre 2012556 Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Pari opportunità: Un varco per le lavoratrici
15 novembre 20127712 El País Madrid -
Scenari: Se la Germania lascia l’euro
14 novembre 201258798 Die Zeit Amburgo -
Eurozona: Caccia agli untori della crisi
14 novembre 201218415 Hospodářské noviny Praga -
Grecia: Più che soldi servono proposte
13 novembre 20128420 I Kathimerini Atene -
Idee: Salviamo il miracolo europeo
13 novembre 201229465 Dagens Arena Stoccolma -
Francia-Germania: Berlino cerca una cura per la sindrome francese
12 novembre 2012197144 Les Echos Parigi -
Idee: I malanni dell’Europa
12 novembre 201216314 Polska The Times Varsavia -
Ritratto: Olli Rehn, il timido guardiano
9 novembre 20128822 Les Echos Parigi -
Ue-Stati Uniti: Obama e l’Europa, stessa sfida
9 novembre 20129436 Le Soir Bruxelles -
Lituania: Il Kgb è ancora tra noi
8 novembre 20121681 Veidas Vilnius -
Cipro: Un bailout per gli oligarchi russi
7 novembre 201240712 Der Spiegel Amburgo -
Ue-Stati Uniti: L’America guarda altrove
6 novembre 201220719 Libération Parigi -
Grecia: L’austerity taglia la libertà di stampa
6 novembre 20122747 The Observer Londra -
Ue-Stati Uniti: Tra Obama e Romney votiamo per noi
5 novembre 201213627 Il Sole-24 Ore Milano -
Romania: Come battere la corruzione
5 novembre 20127913 România libera Bucarest -
Bilancio Ue: I rapporti tra Londra e Bruxelles alla prova decisiva
2 novembre 201210969 The Daily Telegraph Londra -
Repubblica Ceca: La nuova vita dei comunisti
2 novembre 201212523 Respekt Praga -
Francia: I tranquilli omicidi della Corsica
1 novembre 201220822 Le Monde Parigi -
Grecia: Perché ho pubblicato la lista Lagarde
31 ottobre 2012156390 The Guardian Londra -
Demografia: Porta la nonna in Slovacchia
31 ottobre 201245831 Welt am Sonntag Berlino -
Ungheria: La corsa alle terre è cominciata
30 ottobre 20121219 Le Monde Parigi -
Commercio: Esportazioni, una medicina pericolosa
30 ottobre 201215952 Frankfurter Rundschau Francoforte -
Grecia: Il dottor Robin Hood
29 ottobre 2012400429 The New York Times New York -
Idee: Tiriamoci su con il federalismo
29 ottobre 20127644 Corriere della Sera Milano -
Ucraina: La lenta fine dell’era sovietica
26 ottobre 20121065 New Eastern Europe Cracovia -
Commissione europea : Gli intrighi del caso Dalli
26 ottobre 20121348 La Tribune Parigi -
Spagna: Nelle mani dei nonni
26 ottobre 201229715 Le Monde Parigi -
Lituania-Bielorussia: La nuova cortina di ferro
25 ottobre 20122381 15min Vilnius -
Idee: Basta con questo stato-nazione
25 ottobre 20125685 Der Spiegel Amburgo -
Giovani: La generazione Erasmus è l’ultima speranza
24 ottobre 2012221072 Gazeta Wyborcza Varsavia -
Immigrazione: La Spagna scopre la mafia cinese
24 ottobre 201210213 El País Madrid -
Istituzioni: Federazione sì, ma quale?
23 ottobre 201222469 Respekt Praga -
Bielorussia: Faccia a faccia con Lukashenko
23 ottobre 201222717 The Independent Londra -
Idee: Salviamo l’Europa dai suoi amici
22 ottobre 201236522 Die Zeit Amburgo
Le elezioni regionali hanno ridimensionato il partito Ciu del presidente Artur Mas. Nonostante tutto il clamore sulla questione dell'indipendenza, in Catalogna non succederà niente di straordinario.
Al Consiglio europeo del 22 e 23 novembre i leader della zona euro hanno confermato la nomina del lussemburghese nel direttorio della Banca centrale europea, nonostante il Parlamento avesse votato contro.
La questione dell'autonomia e della possibile secessione dalla Spagna ha dominato la campagna per le regionali, cancellando il dibattito su argomenti più scomodi per i partiti.
Nel dibattito sul budget dell'Unione l'esecutivo europeo è stato del tutto assente, cedendo l'iniziativa agli stati e al Consiglio. La mediocrità del presidente José Manuel Barroso ha toccato il punto più basso.
Nei paesi più colpiti dalla crisi ci vorranno molti anni per compensare il crollo del tenore di vita. L’allargamento e l’integrazione sono fermi e l’aumento delle diseguaglianze sta cancellando i risultati già ottenuti.
Ancora disorientata dalla primavera araba, l'Ue non ha più alcun ruolo nel conflitto israelo-palestinese. La sua influenza in una regione così vicina ai suoi confini è ai minimi storici.
Se Artur Mas otterrà la maggioranza assoluta alle elezioni regionali del 25 novembre potrebbe chiedere il referendum sull’indipendenza. Quasi nessuno sembra rendersi conto dei rischi di un simile passo.
Ormai considerata il vero malato d'Europa, la Francia ha finito per perdere la famosa tripla A nei rating di Moody's. Dopo anni di immobilismo e finzioni è il momento di affrontare la dura realtà.
Il 56 per cento dei britannici è ormai a favore dell'uscita di Londra dall'Ue. Ma in tal caso il paese sarebbe esposto a influenze assai meno benevole di quella di Bruxelles.
A un anno dallo scandalo Gorilla, un documentario ha denunciato l’esistenza di una cupola di giudici corrotti che condiziona le sentenze e perseguita i suoi avversari. Ora la sua autrice rischia di finire in carcere.
I popoli europei non possono sopportare all'infinito il peso del rigore senza la prospettiva concreta di una ricompensa. L'Ue rischia di rompere il contratto sociale che è alla base della sua legittimità.
Il piccolo stato balcanico non offre solo mare, sole e ritmi rilassati a chi fugge dal caos di Mosca, ma anche una secolare vicinanza culturale e un legame sempre più forte con l’Europa occidentale.
Il nuovo marco si rivaluterebbe subito rispetto alla moneta unica, riducendo la competitività e le esportazioni. A lungo termine i benefici sarebbero tutti per l'eurozona e i paesi attualmente in crisi.
Come nel medioevo gli ebrei erano accusati di portare la peste, oggi l’euro è considerato responsabile di ogni problema economico. In tempi di crisi credere nei falsi miti è più facile che guardare in faccia la realtà.
La crisi economica non è il problema più grave che l’Ue deve affrontare. I veri guai del vecchio continente sono a livello politico, civile e soprattutto spirituale.
Come tutti i finlandesi, il commissario europeo agli affari economici e monetari ama tenere un basso profilo. Ma dopo l’aumento dei suoi poteri sul bilancio dei paesi membri non sarà facile.
Il presidente appena rieletto e i suoi omologhi europei condividono un obiettivo: dimostrare che una società tollerante e solidale è ancora possibile.
A oltre vent’anni dallo scioglimento, i servizi segreti sovietici continuano a inquietare i lituani. Tra gli ex collaboratori ci sono alti funzionari e politici di primo piano. Sono ancora una minaccia per la sicurezza del paese?
Bruxelles sta preparando un intervento da dieci miliardi di euro per salvare le banche del paese. Ma c'è il timore che a beneficiarne siano soprattutto gli stranieri che le usano per riciclare denaro sporco.
A prescindere dal risultato delle presidenziali, l'interesse degli Stati Uniti per il vecchio continente è destinato a calare. Il futuro degli equilibri mondiali si gioca nei paesi emergenti, e anche l’Europa dovrà rivolgersi a est.
L’Ue denuncia regolarmente gli abusi del governo ungherese, ma chiude un occhio sulle intimidazioni di Atene ai giornalisti. Forse perché sa di esserne in parte responsabile.
Il risultato delle elezioni del 6 novembre non cambierà molto nei rapporti transatlantici: il riavvicinamento con gli Stati Uniti dipende soprattutto dalla capacità dell'Europa di tirarsi fuori dalla crisi.
Le strategie anticorruzione sono state al centro del programma di tutti i governi romeni degli ultimi anni. Per sconfiggere un sistema creato dalle disparità interne non servono operazioni di polizia, ma una riforma a tutti i livelli dello stato.
Il 31 ottobre i deputati conservatori euroscettici e i laburisti hanno fatto passare un emendamento che chiede il taglio del budget dell'Ue. Il margine di Cameron nei negoziati ora è molto stretto.
Alle regionali del 13 ottobre il Partito comunista (KSČM) si è imposto in due regioni per la prima volta dal 1989. Dopo anni di emarginazione i vecchi militanti possono guardare con fiducia alle politiche del 2014.
Ogni anno le bande criminali e i movimenti nazionalisti dell’isola uccidono decine di persone. Una strage che va avanti da sempre e a cui i corsi non fanno quasi più caso.
Nel 2010 una lista con i nomi di duemila evasori fiscali greci è stata consegnata al governo di Atene, ma senza risultati. Il giornalista Kostas Vaxevanis è stato arrestato per averla pubblicata. Ecco il suo racconto.
A causa degli alti costi dell’assistenza in Germania, sempre più famiglie tedesche affidano gli anziani a strutture dell’Europa orientale. Con l’invecchiamento della popolazione il fenomeno è destinato a crescere.
Nel 2014 scade il divieto di acquistare terreni agricoli ungheresi per gli stranieri. Ma il governo di Viktor Orban sta facendo di tutto perché questa fonte di ricchezza resti in mano ai suoi elettori.
I tagli e le riforme imposte ai paesi periferici fanno parte di una strategia per aumentare la competitività internazionale e ridurre il debito grazie agli avanzi con l'estero. Ma oltre all'impoverimento delle famiglie, si rischia di scatenare una guerra commerciale con Asia e Stati Uniti.
I tagli imposti dai creditori internazionali hanno privato migliaia di greci della copertura sanitaria e dell'accesso ai farmaci. Una rete clandestina di medici cerca di alleviare una situazione sempre più disperata.
La crisi economica e politica sta demolendo il morale degli europei e indebolendo il tessuto sociale. L'unico rimedio è la creazione di uno stato federale forte, decentrato e rispettato.
Il presidente Viktor Januković è favorito alle elezioni del 28 ottobre, anche grazie al fallimento della "rivoluzione" del 2004. Per un vero rinnovamento bisognerà aspettare molti anni.
A una settimana dalle dimissioni del commissario John Dalli, la vicenda assomiglia sempre più a un complotto dell'industria del tabacco per bloccare la nuova direttiva antifumo dell'Ue.
Molte famiglie spagnole colpite dalla crisi sopravvivono solo grazie all’aiuto degli anziani, che offrono un vero e proprio welfare parallelo e gratuito. E trovano anche il tempo di manifestare contro l’austerity.
Chiunque provi a sostenere la necessità di una maggiore integrazione europea si attira l’odio dei difensori della democrazia nazionale. Ma i presunti vantaggi di quest‘ultima sono tutti da dimostrare.
Di fronte alla passività delle elite, solo i giovani minacciati dal precariato a vita possono invertire la rotta del declino europeo. Nonostante i tagli che minacciano il loro programma simbolo.
L’arresto del padrino della mafia cinese in Spagna ha messo in luce tutta la potenza, la complessità e la coesione internazionale dei gruppi criminali che operano all’interno di una comunità in forte espansione.
Il presidente bielorusso offre ai suoi cittadini istruzione e sicurezza in cambio della rinuncia alla libertà politica. In una rara intervista giustifica le sue scelte e attacca l’ipocrisia dei suoi critici.
La peggiore minaccia all'Ue non sono gli euroscettici e gli eurofobi, ma gli "euroforici", intellettuali e politici che sostengono l'europeismo a ogni costo con un fervore quasi religioso.